Licenziamento

La regola generale affermata dalla legge 604/66 (come modificata dalla legge 108/90) è quella della necessaria sussistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo per poter procedere a un licenziamento individuale. A pena di inefficacia, il licenziamento deve essere comunicato per iscritto. Ugualmente inefficace è il licenziamento senza l'indicazione dei motivi, se il lavoratore nei 15 giorni successivi alla sua ricezione chieda di conoscerne le motivazioni e il datore di lavoro non fornisca una risposta entro 7 giorni.

La mancanza di una giusta causa o di un giustificato motivo determina l'illegittimità del licenziamento, con conseguenze diverse secondo la dimensione aziendale. Per i dipendenti dei datori di lavoro che occupano più di 15 dipendenti nella stessa unità produttiva, oppure nel territorio comunale o comunque più di 60 dipendenti nell'intero territorio nazionale, è prevista la "tutela reale" consistente nella reintegrazione del lavoratore illegittimamente licenziato nel posto di lavoro (ovvero il rapporto di lavoro continua come se non si fosse mai interrotto) e nel risarcimento del danno dalla data del licenziamento a quella della effettiva reintegra, in misura comunque non inferiore a 5 mensilità. Fermo restando il diritto al risarcimento del danno come sopra descritto, il lavoratore ha la facoltà di chiedere al datore di lavoro, anziché la reintegra, una indennità pari a 15 mensilità della retribuzione globale di fatto (articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori).

Indipendentemente dai limiti dimensionali dell'azienda la tutela reale opera anche nei casi di licenziamento nullo (ad esempio perché discriminatorio) o nel caso di licenziamento inefficace.

Se il datore di lavoro occupa meno di 15 dipendenti opera la "tutela obbligatoria", consistente nell'obbligo del datore di lavoro di riassumere (con la costituzione di un nuovo rapporto di lavoro) il lavoratore illegittimamente licenziato entro 3 giorni dalla sentenza, oppure a corrispondergli un'indennità determinata dal giudice da un minimo di 2,5 a un massimo di 14 mensilità, in considerazione di una serie di parametri determinati dalla legge.

Entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione del licenziamento, o dalla specificazione dei motivi, il lavoratore deve impugnare il provvedimento del datore di lavoro con un qualsiasi atto anche stragiudiziale (in genere, una raccomandata con avviso di ricevimento).

La materia dei licenziamenti collettivi ( è disciplinata dalla legge 223/9,1 che si applica ai licenziamenti operati dalle imprese con più di 15 dipendenti qualora, in conseguenza di riduzione o trasformazione di attività o di lavoro, provvedano a licenziare almeno 5 dipendenti nell'arco di tempo di 120 giorni in ciascuna unità produttiva o nella stessa provincia. A pena di inefficacia è prevista la forma scritta e devono essere seguite le procedure previste dalla legge stessa.

Ai lavoratori licenziati in violazione dei criteri di scelta stabiliti dalla legge si applica la tutela reale.

Il dizionario del Lavoro

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