Contratti a termine

Fra le misure varate dal nuovo governo nell'ambito della c.d. manovra dei cento giorni, c'è anche lo schema di decreto legislativo che introduce il lavoro a tempo determinato. Il provvedimento, sul quale si era cimentato anche il Governo Amato, recepisce di fatto la direttiva comunitaria 99/70.Il confronto con il Governo ha visto una spaccatura profonda tra le sigle sindacali, la CGIL da un lato, la Cisl e la Uil e una ampia parte delle associazioni imprenditoriali, caricandolo di valenze politiche molto più di quanto la questione in se stessa sollevava.

Il testo che rappresenta la base per l'attuazione della direttiva prevede la definizione dei criteri e le modalità che consentono l'applicazione dei contratti a termine.
D'ora innanzi l'impresa potrà ricorrere ai contratti a termine per ragioni di carattere organizzativo e tecnico-produttive. La loro durata è libera e anche i rinnovi. Nel caso in cui l'impresa intenda prorogare un contratto a tempo può farlo una sola volta , per i contratti inferiori a tre anni e per una durata complessiva che non superi i 36 mesi.

Lo schema di decreto demanda alla contrattazione collettiva di categoria la definizioni di percentuali massime di utilizzo di lavoratori a termine rispetto al numero di quelli che saranno assunti a tempo indeterminato. Non saranno in ogni caso soggetti a limiti quantitativi i contratti con lavoratori che abbiano più di 55 anni, quelli di durata non superiore ai sette mesi. Niente limiti anche per le assunzioni di giovani, di stagionali, nella fasi di avvio di un'impresa e nel caso di sostituzione di lavoratore assente. I soli casi di esclusione riguardano la sostituzione di lavoratori in sciopero, se l'azienda è in cig o riduzione di personale e se non è applicata la 626.

C'è da dire che come avvenuto in altri casi, la realtà ha in parte anticipato la norma già da qualche tempo. Soprattutto con l'introduzione del lavoro interinale e prima ancora con i cfl, i contratti a termine , pur con denominazioni diverse, sono divenuti nei fatti una forma di impiego largamente utilizzata dalle imprese. Nel 98 primo anno di introduzione dell'interinale per quasi tutti i 363mila nuovi posti di lavoro creati si è trattato di contratti a termine o part time. E a tutto il giugno scorso i contratti a termine sono stati quantificati in un milione e 600 mila, pari al 9-10 % del lavoro dipendente, contro una media europea del 13-14%.

Contratti a termine: più opportunità o più precarietà? La loro regolamentazione definitiva può costituire davvero un passo in avanti traducendosi in opportunità per lavoratori ed imprese? O non c'è il rischio di una eccessiva precarizzazione dei rapporti di lavoro e di un forte aumento di un turn-over dannoso anche per le imprese?

Il contratto a termine finora era regolamentato in tutta Europa tranne che in Italia. Adesso si tratta di vedere come coordinare questa tipologia contrattuale all'interno delle politiche complessive del lavoro. Non regolamentando si continuava a far finta di non vedere una realtà che comunque esiste. Resta da capire come i nuovi contratti a termine conviveranno con altre forme di flessibilità già presenti nel mercato del lavoro rendendo necessari interventi di coordinamento, di equilibrio anche economico fra le diverse forme contrattuali.

Il dizionario del Lavoro

Molti termini vengono usati di continuo, ma ne conosciamo il significato ?

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